Pistacchio, l’oro verde lucano: una storia di innovazione e contaminazione

“Alla destra abbiamo Craco e davanti Stigliano”. Siamo a San Mauro Forte, un piccolo comune della provincia di Matera arroccato su un’altura che sovrasta l’intera valle del torrente Salandrella, circondata da spettacolari uliveti. A raccontarci che proprio dal paese vicino, Stigliano, è iniziata la loro storia di sperimentazione è Maria Grazia Salerno, titolare dell’azienda Serrealte.

 

“E’ là che abitava Innocenzo Colangelo, il pioniere della coltivazione del pistacchio in Basilicata a cui dobbiamo tanto” ci dice mentre aspettiamo il marito Giuseppe Malacarne di ritorno da New York, dove ha stretto relazioni commerciali con nuovi clienti dell’oro verde lucano, così è chiamato il pistacchio che si coltiva a San Mauro Forte e Stigliano.

 

 

Maria Grazia e Giuseppe vivono a San Mauro Forte, coltivano e commercializzano pistacchi. Come tanti giovani lucani sono nuovi imprenditori che da poco si sono avvicinati all’agricoltura, in un mercato del lavoro sempre più povero di opportunità di impiego, cercando di crearsi una propria strada professionale. Vedono l’attività in agricoltura come opportunità professionale, hanno iniziato affiancandola a un’attività lavorativa già esistente nell’attesa che diventi l’unica.

 

Maria Grazia ha studiato Scienze delle produzioni animali a Potenza e prima di laurearsi ha iniziato a lavorare a Prato, dove ha vissuto due anni e sarebbe rimasta, se non fosse stato per Giuseppe, allora fidanzato e adesso marito.  “Il legame per San Mauro Forte di Giuseppe, era troppo forte” ci racconta. “Allora ho deciso di seguire la sua passione per la Basilicata e il desiderio di continuare a vivere nel nostro paese che intanto si stava spopolando.”  Giuseppe ha sempre avuto la passione per la campagna. “Ho iniziato con la produzione di grano e olive, ma la scoperta del pistacchio è stato un vero innamoramento che ha rivoluzionato la nostra attività”.

La storia di innovazione di Innocenzo Colangelo, risale ai primi anni ’90. Ha iniziato a coltivare e produrre il pistacchio quasi per caso e in poco tempo ha trasformato la sua idea in una realtà imprenditoriale consolidata sui mercati per oltre un ventennio. Grazie all’esempio virtuoso di Colangelo, Maria Grazia e Giuseppe hanno deciso di investire nei pistacchi sei anni fa e si sono armati di pazienza, la pianta dà i primi frutti sol dopo diversi anni. Intanto i viaggi nel Peloponneso e quelli in Sicilia a Bronte, considerata la capitale mondiale del pistacchio, hanno permesso loro di affinare le conoscenze sulle tecniche di coltivazione e di lavorazione del frutto.

I loro pistacchieti sono situati nel cuore del territorio di San Mauro Forte a ridosso del fiume Sauro, sulle colline Serre alte da cui prende il nome l’azienda. Dopo la lunga attesa lo scorso anno c’è stato il primo raccolto che ha permesso avviare la commercializzazione di diversi prodotti derivati dal frutto e che vengono utilizzati in cucina e pasticceria: il pesto di pistacchio (ideale per un primo piatto), la crema di pistacchio (un estratto del frutto, reso dolce nella lavorazione e pronto per essere spalmato sul pane), un semilavorato per le preparazioni di gelato, la granella e la farina.

Il lavoro di Maria Grazia e Giuseppe fa parte di un progetto più ampio e ambizioso. Come tanti giovani lucani che si cimentano in attività nuove, vedono nell’impresa agricola delle opportunità anche per il territorio e cercano contaminazioni di cui l’agricoltura ha bisogno per innovarsi. La loro idea è quella di sviluppare la coltura del pistacchio su scala locale e dare vita a una filiera corta che includa anche la trasformazione. Al momento la parte più cospicua della produzione di pistacchio prodotta a San Mauro Forte viene trasformata a Bronte, mentre la trasformazione potrebbe rappresentare un’importante risorsa economica per il territorio, di reddito per i coetanei, per chi decide di restare in Basilicata e scommettere sulle proprie origini.