Rocco De Rosa

ROCCO DE ROSA

MUSICISTA E COMPOSITORE

rocco de rosa

"Del mondo rurale credo che nella mia musica si ritrovi anche una certa modalità di rapportarsi alla vita, che corrisponde all’essenzialità, non usare troppi orpelli, arrivare alla sostanza, come del resto sono i gesti essenziali, semplici, precisi dei contadini."

Secondo lei qual è la relazione che intercorre tra la creatività e il mondo rurale?

La prima cosa che mi viene in mente è legata ai ritmi di vita che sono cadenzati da quelli della natura, del raccolto e dei lavori nei campi. Nella quotidianità, avere quegli spazi mentali e temporali che sembrano enormi, credo che sia la condizione ideale per una persona che lavora in ambito artistico e che ha bisogno di trovare la concentrazione e l’ispirazione giusta. Non è un caso che io abbia scritto proprio in Lucania la 80% della mia produzione musicale.

Quali gli aspetti del mondo rurale lucano che hanno influenzato la sua creatività artistica?

Io ho vissuto a lungo in Basilicata. Ho vissuto la quotidianità del mondo rurale e la dimensione favorevole all’ispirazione che ho sentito in Basilicata non l’ho trovata nella grande città. Mi riferisco alla dimensione del silenzio. Ogni posto ha il suo silenzio. Questo l’ho detto già altre volte. Ci sono luoghi in Lucania dove riconosco il silenzio della mia infanzia, quella di Oppido Lucano. Nonostante i cambiamenti che stanno avvenendo questo silenzio lo ritrovo ancora a Matera. Quando vengo in autunno e passeggio per la città, sento quel silenzio, e non so mai se è una mia suggestione, ma ad esempio distinguo chiaramente il cigolio delle porte e la qualità del silenzio che cerco. Del mondo rurale credo che nella mia musica si ritrovi anche una certa modalità di rapportarsi alla vita, che corrisponde all’essenzialità, non usare troppi orpelli, arrivare alla sostanza, come del resto sono i gesti essenziali, semplici, precisi dei contadini. In questo periodo sto ascoltando i miei pezzi vecchi, in cui ritrovo questa semplicità ed essenzialità che non significa banalità, ma ripetere gesti antichi, fatti con la naturalezza di chi eredita tradizioni secolari. Aggiungerei che quello che conservo del mondo Lucano è il ritmo di vita, del tempo di come si vive il tempo, che accumuna le culture del il sud Italia e del mediterraneo. Quando in Basilicata si incontrano gli anziani seduti a contemplare l’orizzonte e salutandoli chiedi come va, rispondono “sto”. Questa risposta rappresenta un’attitudine alla contemplazione, che non è una perdita di tempo, ma un rimanere connessi con la natura, il paesaggio, la luce. Nella mia musica c’è una grande contemplazione, ci sono dei pezzi che hanno quasi strutture ipnotiche per indurre uno stato di meditazione.

Se pensa alle tradizioni agroalimentari lucane, quale le viene in mente e perché?

Ogni anno tutti i miei amici alle 11 di una domenica di maggio vengono nella mia casa romana per partecipare alla sagra di cavatello: insegno a fare la pasta tipica di Oppido Lucano e cucino piatti antichi lucani, dove la fa da padrone il peperone crusco in tutte le sue forme. Ma ci sono due piatti che mi hanno segnato da piccolo. Uno è la carne di maiale, che adesso non mangio spesso, ma che mi ricorda la mia infanzia: la carne di maiale prearata e condita per essere insaccata. Ricordo che nelle giornate in cui veniva ammazzato il maiale, durante la pausa pranzo si prendevano delle mangiate e dei bocconi di carne tagliate con la punta di coltello e si friggevano con semi finocchio e polvere di peperone crusco, un sapore indimenticabile. L’altro piatto tipico di Oppido, che non ho più trovato in altri paesini lucani sono i peperoni grossi fritti con cui si fa una “ciambotta” con pomodoro, uova e formaggio, anche questo ha un sapore inaudito.

Biografia

Rocco De Rosa è nato a Oppido Lucano e vive e lavora a Roma. Pianista e compositore, la sua attività musicale si divide tra il lavoro di compositore in diversi ambiti artistici in particolare cinema (Moretti, Olmi, Reali, Miniero, Genovese, La Nubile, Astuti etc) documentari, televisione, teatro e danza. Come pianista dirige per molti anni il gruppo multietnico "Hata", un progetto nato in seguito alla pubblicazione nel 1996 del cd "Trasmigrazioni" curato dallo stesso De Rosa con Daniele Sepe e Paolo Fresu. Il lavoro "Rotte Distratte" della fine del 2002 ha rappresentato un ritorno alle sonorità e alla musicalità più strettamente legate alla cultura mediterranea attraverso un particolarissimo incrocio tra minimalismo, jazz e musica popolare. Con "Trammari" (2006) prosegue nel suo percorso musicale e il "ritorno" a ritmi e a melodie che attingevano ad una sorta di "memoria sonora collettiva", arcaica e nello stesso tempo attuale, indissolubilmente legata al sud dell'Italia, alla sua cultura e alle sue tradizioni.

Con Sonoaria ( 2014) Rocco De Rosa tende a creare un linguaggio di sintesi  dove l’abilità innata di mescolare tanti colori diversi consente di ottenerne sempre di nuovi mentre la freschezza dei temi riesce a creare un percorso personale di indagine sonora senza rinunciare alla gradevolezza d’ascolto.