Paride Leporace

paride leporace

Paride Leporace – Direttore della Lucana Film Commision

Quale relazione intercorre tra creatività, industria dell’audiovisivo e agricoltura in Basilicata?

Penso che  i due mondi, quello dell’agricoltura e quello della produzione cinematografica, possano e debbano incrociarsi perché la Basilicata è una regione ad alta vocazione agricola  e rurale con un forte impulso all’innovazione. Per cogliere le sfide della globalizzazione la regione deve necessariamente trovare una connessione con l’audiovisivo e con il “terreno dell’immaginario”. In tal senso, c’è tanto da fare per una Film Commission giovanissima come quella lucana: i temi rurali ci interessano e i prodotti agroalimentari, a partire dal vino, possono avere facilmente una rappresentazione cinematografica. I primi due anni della Lucana Film Commissione hanno già prodotto risultati tangibili: il “Bando alla crisi”, rivolto ai progetti audiovisivi girati in Basilicata, è stato un successo per la partecipazione riscontrata. Sono stati approvati 56 progetti e sono state aumentate di un milione di euro le risorse finanziarie destinate a finanziarne altri. I progetti presentati, tesi a valorizzare il paesaggio lucano, saranno inevitabilmente girati anche in ambientazioni rurali, producendo una ricaduta positiva sia in termini di immagine che di ritorno economico per il settore. In più, nell’ambito della nostra politica di sostegno al videoclip musicale, ne abbiamo prodotto uno di ambientazione agricola quello della band Smania Uagliuns. Il risultato è stato un lavoro che usa i linguaggi del web vicino ai giovani che potrebbe essere utilizzato come spot per i “giovani agricoltori lucani”. Lucana Film Commissione ha dato supporto anche al film “Noi e la Giulia” di Edoardo Leo, girato in un agriturismo di Montescaglioso, che uscirà a gennaio 2015 e potrebbe essere uno strumento interessante per la promozione del settore agrituristico lucano.

Quali sono i prodotti adiovisivi che meglio hanno raccontato la Basilicata rurale?

Inizio da “Basilicata Coast to Coast”, che ha un forte sentimento locale, non solo per la trama che ruota attorno a un percorso a piedi fatto da una costa all’altra costa della Basilicata, ma anche per la santificazione dei prodotti della terra, dai peperoni cruschi di Senise al vino e il buon cibo. “Cristo si è fermato a Eboli”, plasmato dal grande maestro Francesco Rosi, è il monumento filmografico della società contadina meridionale e del mondo da cui veniamo e che oggi non esiste più. C’è la tradizione documentaria che ha prodotto una fotografia del mondo contadino oggi profondamente modificato e su cui dovremmo provare a riflettere, dalle spedizioni di De Martino alla scuola documentarista di cui fa parte Luigi Di Gianni, non a caso presidente della nostra Fondazione. I documentari girati sulla Basilicata degli anni Cinquanta e Sessanta sono lavori importanti che preparano al grande capolavoro “Il Vangelo Secondo Matteo”, la riflessione pasoliniana sul mondo degli ultimi, rappresentato in larga parte da contadini. Ma gli spunti continuano: anche nei film di Nanni Moretti si usa lo stereotipo del contadino lucano che per anni nel mondo del cinema ha rappresentato l’espressione della questione meridionale. Oggi la questione meridionale è profondamente diversa ma la tradizione rurale del territorio è ancora forte e si sta rinnovando, esigendo nuove forme di rappresentazione e narrazione.

Quali progetti sta mettendo in campo la Lucana Film Commission per la promozione del mondo rurale lucano?

Abbiamo già avviato il dialogo con gli enti di categoria del settore e con i Gal, che hanno già sperimentato collaborazioni virtuose nell’audiovisivo a partire dalla produzione di “Basilicata Coast to Coast”. L’attenzione di Lucana Film Commission è anche sull’attività d’accoglienza per le produzioni cinematografiche e a tal fine si sta pensando di attivare anche collaborazioni da proporre ai privati. Inoltre stiamo seguendo l’attore lucano Domenico Fortunato che vorrebbe raccontare una winestory e lo scrittore Gaetano Cappelli che vorrebbe far diventare una vicenda cinematografica il suo libro “Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo”. Da poco una produzione televisiva ci ha chiesto supporto per raccontare su canali televisivi tematici le aziende lucane biologiche più innovative. Il progetto Land of Stories con la sua rete di partner può fare tanto per facilitare e sperimentare sinergie e integrazioni fra il mondo della creatività e quello dell’agricoltura.