Mimì Coviello

MIMI' COVIELLO

ARCHITETTO PAESAGGISTA

"Penso che la creatività e le professioni creative possano fare tanto per rileggere il mondo rurale, le sue tante potenzialità che un tempo sono apparse come limiti e, in particolare, fare spazio alla sperimentazione di nuovi modelli agroalimentari."

 

Secondo te qual è la relazione che intercorre tra la cultura, la creatività e il mondo rurale?

Penso che la creatività e le professioni creative possano fare tanto per rileggere il mondo rurale, le sue tante potenzialità che un tempo sono apparse come limiti e, in particolare, fare spazio alla sperimentazione di nuovi modelli agroalimentari. Io, ad esempio, da architetto, mi occupo delle strutture che questi sistemi agroalimentari piccoli o grandi possono avere, analizzando i fenomeni di agricoltura urbana e le loro relazione con gli spazi e i beni comuni. La mia ricerca di dottorato con il tempo si è tradotta nella realizzazione di progetti rivolti alla rigenerazione di spazi abbandonati e inutilizzati della città. Mi piace l’idea che gli abitanti possano godere del piacere di vedere crescere un pomodoro nella terra, e che capiscano le potenzialità anche sociali dell’agricoltura. Proprio a partire dalla Basilicata, da Matera, sto sperimentando un progetto di mappatura di spazi in disuso, con l’obiettivo di trasformarli in orti urbani con il progetto Agri-netural. Questa sperimentazione è un ottimo esempio di come artisti, architetti, ingegneri, possano cimentarsi in percorsi di ricerca e sperimentazione legati all’agricoltura, in questo caso in un contesto urbano.

In che termini è possibile parlare di innovazione sociale e culturale nel mondo rurale lucano?

Mi piacerebbe parlare del caso di Agri-netural, progetto nato con gli obiettivi di ridurre le distanze tra produttori e consumatori e di sfruttare, in un'ottica di riqualificazione urbana di nuovi e vecchi angoli della città, spazi verdi in disuso in città attraverso la creazione di orti urbani. Ho cominciato a immaginare che si potesse fare agricoltura urbana costruendo un orto idroponico in casa per sperimentare questo tipo di coltivazione adattandola a un contesto urbano e, con mia grande sorpresa, l’esperimento ha suscitato molto interesse. Ho così pensato che sarebbe stato possibile, con lo stesso entusiasmo, immaginare di estendere il progetto alla città, quella di Matera, che ha una forte tradizione agricola e di produzione e che, seppure non avrebbe ragioni oggettive di produrre in città, può immaginare di fare agricoltura urbana quale specchio di più grandi riscatti come il ritorno a coltivare la terra e mangiare sano. Con pazienza abbiamo avviato il processo di mappatura degli spazi abbandonati della città cercando di catalogarli e di capire quali di questi possano considerarsi potenziali orti urbani. Negli ultimi mesi, stiamo cercando, insieme a Slow Food, di realizzare gli orti nelle scuole per tutti i plessi scolastici della città, e teniamo un corso all’Università della Terza età di Matera, il primo corso di Agricoltura Urbana in città e, con i nostri studenti, stiamo immaginando di realizzare il primo orto comunitario. Il corso affronta tematiche quali l’agricoltura biologica, le tecniche di coltivazione in ambiente urbano e la diffusione di giardini e orti comunitari, ma anche visite ad aziende agricole. Inoltre, stiamo collaborando con la Casa Famiglia “G.Masciullo” per la realizzazione dell’orto all’interno del loro giardino, strumento di educazione e integrazione non che di relazioni con il quartiere nel quale la casa si colloca.

 

Una ricetta, un luogo, un oggetto che ti riporta con la memoria alla tua infanzia lucana?

Il posto che più ricordo con un piacere dimenticato è l’orto di mia nonna.Io avevo la mia piccola zappa da bambino e al confine con l’orto di Gustavo c’era un grande albero di fico che faceva ombra per quanto era grande. Sotto l’albero, una vecchia vasca da bagno per raccogliere l’acqua. Le mie più belle estati le ho trascorse con nonna Vita nell’orto. L’oggetto è sicuramente il timbro del pane che aveva inciso mio nonno per riconoscere il pane della famiglia da quello degli altri, al centro vi è scolpito un bellissimo fiore.

Biografia

Mimì Coviello è architetto paesaggista. E’ cresciuta a Lagopesole, vive e lavora a Matera. Ha lavorato presso diversi studi romani, tra cui Fuksas, Architensions e DD Studio, e ha collaborato con l’assessorato all’Urbanistica del Comune di Matera. Si occupa di agricoltura urbana: ha conseguito un dottorato di ricerca dedicandosi a casi di Urban Agriculture Prototypes, un master in Mediterranean Landscape Urbanism con la tesi: Contemporary Cities and Food Urbanism; ha preso parte al progetto di ricerca svizzero Food Urbanism Initiative; Nel 2013 ha partecipato al corso semestrale in Understanding Urban Agriculture, presso la Ryerson University dell’Ontario, Canada. È stata parte del collettivo di progettisti Contemporaryin con il quale ha vinto il terzo premio New Italian Blood per la categoria paesaggio nel 2013.

Sul piano didattico e di ricerca, collabora con il Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica dell’Università di Sassari con il Dipartimento di Culture Europee e del Mediterraneo dell’Università di Basilicata e il Dipartimento di Storia e Beni Culturali dell’ Università di Cagliari.

Attualmente collabora con alcuni studi italiani ed esteri tra cui VWA Landscape Studio in Rougemont (CH), ed è parte del team di Casa Netural (Matera) in quanto responsabile del progetto Agri-Netural.

Nel settembre 2014 ha fondato a Matera insieme ad altri progettisti e creativi il Collettivo Fara.