Massimo Casiello

MASSIMO CASIELLO

INFORMATICO E ARTIGIANO

massimo casiello

"Sono nato a Matera e ho vissuto a Roma per molti anni, facevo l’informatico, avevo un lavoro stabile ma la mia terra mi mancava."

 
Qual è il tuo legame con la Basilicata e con il mondo rurale?

Sono nato a Matera e ho vissuto a Roma per molti anni, facevo l’informatico, avevo un lavoro stabile ma la mia terra mi mancava. Mi mancava la vita semplice e ricca dei valori di cui è portatore chi vive a contatto con la terra: le poche pretese, il non perdere di vista valori fondamentali quali il rispetto, la solidarietà, il cibo buono e anche l’attenzione alla salute. Chi vive in contesti rurali mangia bene, vive bene, fa attività fisica per lavorare. Allora ho deciso di tornare a Matera, che è stata e continua a essere una città rurale, per storia e per vocazione. Come tanti stanno facendo, mi sono inventato un lavoro che mi permettesse di stare tra la mia gente. Sapevo fare il falegname, mi sono chiesto quale fosse l’oggetto di legno più antico di Matera, e così è nata l’idea di recuperare l’antica tradizione dei timbri del pane. Adesso lavoro in pieno centro, in via Ridola, appena qualcuno entra e vede i timbri, la mia bottega diventa una luogo in cui lasciarsi andare ai propri ricordi. Le storie sono sempre le stesse, ognuno aggiunge un pezzetto, e a me piace ascoltarle tutte. Ad ogni racconto si rinnova il mio legame con il territorio.

 

Quali aspetti del mondo rurale lucano hanno influenzato il tuo lavoro?

Gli oggetti del mondo rurale lucano fanno parte del mio lavoro quotidiano. Oltre allo strummollo, l’unico giocatolo usato dai bambini che vivevano nei sassi, l’oggetto più richiesto nella mia bottega è il timbro del pane, oggetto fortemente legato al mondo contadino. Simbolo dell’arte pastorale della murgia materana, fino agli anni ’50 del Novecento, il timbro veniva usato per marchiare il pane lavorato in casa e cotto nei forni pubblici. Alla funzione pratica, si aggiungeva anche un significato simbolico e rituale collegato alle diverse raffigurazioni. Inoltre veniva utilizzato come pegno d’amore: il timbro del pane veniva offerto dal pretendente alla donna amata, che lo conservava se consenziente o lo restituiva spezzato per respingere la richiesta di fidanzamento. In disuso negli ultimi anni, negli ultimi anni il timbro del pane non più è solo un oggetto da collezione ma viene riutilizzato da chi ha ricominciato a impastare e infornare il pane in casa.

 

Secondo te qual è la relazione che intercorre tra la cultura, la creatività e il mondo rurale?

Rispondo pensando a Matera e alla recente designazione a Capitale della cultura europea nel 2019. Credo che per bisogna sapere dove si va, bisogna sapere da dove si viene. Non è un caso che chi viene a visitare la città cerca il passato, vuole conoscere le storie dei sassi, dei timbri del pane, del cucù, oggetto caratteristico di Matera. E il nostro passato è rurale, quindi abbiamo il dovere di conoscerlo e trovare delle modalità e dei linguaggi che ci permettono di trasmetterlo, anche usando gli strumenti che l’arte e la creatività offrono. E’ importante che si investa nelle produzioni teatrali, nel cinema, nell’arte, ma c’è anche bisogno che, quando si fa cultura, il vecchio si intrecci con il nuovo.

 

Parlaci di un luogo, un oggetto oppure una ricetta che evoca la tua infanzia.

Se penso a un piatto della mia infanzia, ritornano alla mia mente le ricette di mia nonna, che cucinava in modo estremamente saporito. Sin da bambino, il mio piatto preferito viene preparato nel periodo natalizio, con i cardi e le polpette al forno. Mentre un luogo della mia infanzia a cui sono molto legato è Bottiglione, un quartiere verde della periferia di Matera, che si trova vicino la casa dei miei genitori. Mi piaceva per le botteghe, gli alberi, e soprattutto per la possibilità di ascoltare gli anziani che raccontavano aneddoti, ricordi e storie del passato, mentre giocavano con le 500 lire: lanciavano le monete e le facevano cadere sulle mattonelle, vinceva quella che si avvicinava di più alla linea che le separava. Intanto io giocavo con le biglie di vetro o con i tappi, e ascoltavo per ore e ore i loro racconti.

Biografia

Massimo Casiello è nato a Matera, dove vive e lavora. Si è occupato per 15 anni di informatica, lavorando a Poenza, Milano e Roma, Milano. Contemporaneamente ha curato la passione per la lavorazione del legno e le arti manuali. Nel 2008 è ritornato a Matera e nel 2010 ha aperto la bottega artigiana, dove lavora oggetti torniti e realizza i timbri del pane, rinnovando il simbolo del pane materano, un prodotto tipico lucano frutto di  una antichissima cultura e di una tradizione più che mai oggi viva e produttiva.