Mariolina Venezia

MARIOLINA VENEZIA

Scrittrice e sceneggiatrice

mariolina venezia

“La natura può insegnare tanto a tutti, e io devo tanto alla mia infanzia trascorsa in quel mondo pieno di regole, di segreti, di scoperte, che è diventato il mio patrimonio, da cui attingo per avere ispirazione e per scrivere”.

Qual è il suo legame con la Basilicata e con la ruralità?

Ho avuto la fortuna di nascere in Basilicata e vivere la mia infanzia in un mondo rurale, di poterne seguire i cicli, le festività, le feste religiose e i riti pagani legati alla natura. Ancora conosco il nome delle piante, degli alberi. Penso che l’osservazione della natura possa insegnare tanto a tutti, e io devo tanto alla mia infanzia trascorsa in quel mondo pieno di regole, di segreti, di scoperte, che è diventato il mio patrimonio, da cui attingo per avere ispirazione e per scrivere. Da ragazza non lo sapevo, ho vissuto in tanti altri luoghi, e solo da adulta ho scoperto che il mondo rurale lucano costituisce il mio patrimonio.

 

Quali gli aspetti del mondo rurale lucano che hanno influenzato il suo lavoro?

Il patrimonio rurale, la natura, la campagna è vita, al contrario del mondo in cui viviamo, fatto di elementi bloccati, rigidi. Quel mondo vivo e in movimento continua a ispirarmi, in sé o per l’attrito che sento rispetto al mondo in cui vivo. E questo avviene, quasi mio malgrado. Quando attingo a quel mondo, quello che scrivo parla non solo di me, ma evoca echi che riguardano anche altri. Quando scrivo di altro, mi accorgo di occuparmi di temi meno universali. Con la Basilicata si è creato quindi una sorta di balletto: da quando ho pubblicato “Mille anni che sto qui”, un libro fatto di memorie, ricordi, ma anche di ricerche, mi invitano spesso nei paesi lucani. I libri mi portano in Basilicata e io continuo a emozionarmi per le storie che ascolto e da cui mi lascio ispirare.

 

Un luogo, un oggetto oppure una tradizione gastronomica a cui è legata

C’è un oggetto che per me racchiude l’infanzia, si tratta del lallalù. E’ un fischietto che si faceva da bambini con un nocciolo di albicocca, che si strofinava sulla pietra finché non si forava da entrambe le parti. Questo metodo è tipico del neolitico, di padre in figlio è stato tramandato fino agli anni settanta, quando sono arrivati i giocattoli industriali. Il lallalù è l’oggetto della mia infanzia.

Biografia

Nata a Grottole, in provincia di Matera, vive a Roma, dopo aver vissuto a lungo in Francia. È autrice del romanzo che nel 2007 ha vinto il premio CampielloMille anni che sto qui, edito da Einaudisaga familiare ambientata a Grottole, che narra le vicende umane di cinque generazioni dall'Unità d'Italia fino alla caduta del muro di Berlino. Nel 2009 si è cimentata con il genere del giallo, pubblicando per Einaudi Come piante tra i sassi, ambientato a Matera, nuovamente in Basilicata. Segue il romanzo "Da Dove Viene il vento", pubblicato sempre per Einaudi, "Maltempo", che ha come protagonista Imma Tataranni, la stessa PM conosciuta in "Come piante tra i sassi". Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e ha lavorato come sceneggiatrice di fiction televisive, per "La squadra", Don Matteo e numerose altre serie.