Luigi Di Gianni

LUIGI DI GIANNI

DOCENTE DI CINEMA E REGISTA

Luigi Di Gianni

“È una terra povera ma ricca di forti tradizioni che devono essere tutelate per la salvaguardia dell’identità culturale di una popolazione”.

 

Maestro, lei è un campano che ha rappresentato nelle sue opere le tradizioni lucane…

In realtà sono campano e lucano. Campano perché mia madre era della provincia di Caserta e lucano da parte di padre che era di Pescopagano, in provincia di Potenza. In Basilicata ci andavo ogni tanto da piccolo con i miei genitori e ci sono ritornato da grande per motivi di lavoro. Ricordo che a 9 anni rimasi travolto dal paesaggio lucano e dalle tradizioni popolari legate al culto. Il paesaggio perché era bello e così diverso da quello a cui ero abituato, con queste montagne a cui si girava in tondo e non si capiva se si arrivava poi da qualche parte, le tradizioni per il senso di angoscia, stordimento e al tempo curiosità. Era una terra povera, una terra di contadini.

 

Sono questi gli aspetti del mondo rurale lucano che hanno influenzato la sua creatività artistica?

Questi sentimenti provati da bambino mi hanno “folgorato” e incuriosito lasciando aperta una finestra su un mondo da esplorare. Appena diplomato in regia al Centro Sperimentale per la cinematografia dovevo fare un film e lessi su un giornale che il Comune di Roma aveva organizzato una spedizione antropologica guidata da Ernesto De Martino sulle tracce della cultura contadina in Basilicata. Da lì mi venne l’idea di realizzare il documentario “Magia lucana” che fu una bellissima avventura alla quale fecero seguito altre avventure in terra lucana. In realtà, ancora oggi ogni volta che vado in Basilicata vivo una nuova avventura.
Il mondo rurale con il suo paesaggio, le sue tradizioni e povertà è stata  una grande fonte di ispirazione per me che sono per la conservazione della storia e dell’identità di un territorio e di una popolazione.

 

Se pensa alle tradizioni agroalimentari lucane, quale le viene in mente e perché?

Senz’altro il pane per il quale ho un vero e proprio culto ereditato da mio padre. Quando ero piccolo a mio padre mandavano da Pescopagano delle pagnotte immense di pane scuro con un profumo straordinario e travolgente. Mio padre passava tre giorni a mangiare solo pane. Io ho preso da lui. Ricordo che quando nel ’71 avevo finito di girare un documentario a Napoli convinsi il mio operatore a mettersi in macchina per andare in un paesino vicino Potenza dove facevano un ottimo pane. Arrivammo di notte e sentimmo l’odore del pane per la strada che ci portò al forno. Subito dopo arrivò una tempesta e noi rimanemmo li a mangiare il pane. Oltre al pane adoro la pasta fatta solo con la farina e l’acqua, proprio come la faceva mia madre quando le portavo la farina a casa.

Biografia

Luigi Di Gianni, docente di cinema e regista, è nato a Napoli, da madre campana e da padre di Pescopagano (PZ). Vive a Roma dove ha studiato e preso il diploma in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1954.

Nel corso della sua attività professionale ha realizzato film per il cinema, programmi culturali e film per la Rai e numerosi documentari nei quali ha affrontato prevalentemente temi antropologici e sociali, esplorando, in particolare, l'intreccio tra ritualità pagana e cattolicesimo popolare nell'Italia del Sud. Tra i suoi principali documentari dedicati alla Basilicata si citano “Magia Lucana” (1958), realizzato con la supervisione dell'antropologo Ernesto De Martino, vincitore del premio come miglior documentario nella 19ª edizione del Festival di Venezia del 1958, “Nascita e morte del meridione” con il quale ha vinto il Premio "Puccini Senigallia" 1959. Alla Basilicata ha dedicato anche i due documentari di ispirazione turistico culturale “Basilicata: una regione per l'uomo” del 1977 e “Basilicata, una regione tra due mari” del 1984. Nel 2005 ha realizzato il documentario “Aliano, la tradizione”.

Nel febbraio 2006, l’Università di Tubinga, in Germania, gli ha conferito la laurea honoris causa in Filosofia per meriti nel campo del cinema di ispirazione antropologica.

La Cineteca di Bologna ha curato il restauro dei suoi documentari brevi pubblicandoli nel cofanetto "Uomini e spiriti".