Gaetano Cappelli

GAETANO CAPPELLI

SCRITTORE

gaetano cappelli

“Da ragazzo passavo intere lunghissime estati in campagna, un’esperienza meravigliosa che si trova con tutto il suo carico di ricordi - gli sconfinati orizzonti, il senso di libertà illimitata, il desiderio di fondersi con la natura - nel mio libro Parenti lontani”

Qual è il suo legame con la Basilicata e con la ruralità?

Un legame molto forte. Anzi quando mi chiedono come mai abbia scelto di continuare a vivere in Basilicata, per l’esattezza a Potenza, io rispondo che non ho mai neanche dovuto “scegliere”, in quanto andarmene non è mai stato nemmeno tra le mie opzioni. Certo ho avuto fortuna, ho trovato qui un lavoro. Per quanto riguarda invece il mio rapporto con la campagna, da ragazzo ci passavo intere lunghissime estati, un’esperienza meravigliosa che si trova con tutto il suo carico di ricordi - gli sconfinati orizzonti, il senso di libertà illimitata, il desiderio di fondersi con la natura - in “Parenti lontani”, il romanzo che in molti considerano il mio lavoro migliore. È la storia di un giovane che cresce in un paesino disperso tra i monti della nostra regione sognando di raggiungere i suoi favolosi parenti lontani a New York, ma intanto è completamente immerso nel paesaggio lucano, con i suoi colori, gli odori, la sua luce… tutte cose che rimpiangerà molto. Come chiunque va via.

 

Quali gli aspetti del mondo rurale lucano che hanno influenzato il suo lavoro?

Ce ne sarebbero un bel po’, ma basti sapere che ho dedicato un libro interamente al nostro vino-simbolo. Si chiama Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo. E quando, prima che uscisse, ne recitavo il titolo agli amici, mi dicevano: “ma che ti sei dato all’enologia?” Invece no, è un romanzo con una sua storia, pare anche avvincente, visto che se ne sono fatte una decina di edizioni ed è stato pubblicato non solo in Germania ma, addirittura, in Francia. Si sa come i francesi siano orgogliosi del loro vino e che abbiano accolto un libro su un vino italiano ha quasi del miracoloso.

 

Una ricetta oppure una tradizione gastronomica a cui è legato.

Il piatto che prediligo, forse proprio per la sua estrema semplicità, sono le lagane e ceci. Ne ho dato la ricetta, insieme a molte altre, in Stelle, starlet e adorabili frattaglie, un romanzo che ho scritto l’anno scorso proprio sulla cucina lucana. Le adorabili frattaglie del titolo sono, per intenderci, gli gnumm’riedd! Le lagane sono fatte solo con acqua, farina e un pizzico di sale; che non ci siano uova, come nelle tagliatelle, fu un ulteriore motivo di sconforto per il povero Pascoli, angosciato dai nostri costumi “rustici” durante la sua permanenza, in qualità di professore, a Matera. Anche se poi la storia ha giudicato le lagane vincenti: chi oggi mangia più la pasta all’uovo, se non in qualche rara occasione? Insieme alle orecchiette con le cime di rapa, sono tra i piatti più saporiti della tradizione lucana. Un gusto pieno, intenso, evocativo. Non per nulla era la madeleine di Orazio. La pietanza che, nella VI Satira del I Libro, ricorda al poeta la placida quiete della vita in campagna. E il desiderio nostalgico di tornarvi a gustare le semplicissime lagane e ceci, rappresenta, secondo gli studiosi di gastronomia, uno dei primi riferimenti scritti alla pasta.

Biografia

Gaetano Cappelli è nato e vive a Potenza, dove ha scritto più d’ una dozzina di romanzi, tra cui Parenti lontani e La vedova, il santo e il segreto del pacchero estremo che gli sono valsi il Premio Internazionale John Fante e il Premio Hemingway. Grazie a Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo è diventato Chevalier de la Confrérie du Tastevin di Borgogna. È in libreria con Storie scritte sabbia e Stelle, starlet e adorabili frattaglie, un romanzo con ricette lucane.