Fuoco divino: una storia di innovazione tra sperimentazione e riscoperta di saperi locali

A Irsina ci sono Pietro De Muro, Giuseppe Signoriello e Antonio Piancazzi, che hanno aperto Fuoco Divino, una braceria che chiude una filiera corta per il consumo di carne di suino nero lucano e di prodotti eno-gastronomici di qualità della Basilicata.

Fuoco Divino nasce dall’idea che si possa lavorare in Basilicata e sostenere una buona agricoltura salvaguardando l’ambiente in cui si opera e valorizzando le tradizioni. Pietro, Giuseppe e Antonio hanno scommesso di restare al sud, nella loro terra. Pietro ha rilevato l’azienda paterna e alleva il suino nero lucano, Giuseppe l’azienda cerealicola di famiglia con i cui prodotti sono alimentati i suini e Antonio li aiuta. Fuoco Divino, con la trasformazione e il consumo, chiude il cerchio. La loro storia dimostra che l’agricoltura può essere una scelta vincente se associata al gioco di squadra “E’ l’unione che fa la forza, abbiamo iniziato in due, poi in tre. Ci aspettiamo che Fuoco Divino diventi un progetto sempre più ampio per crescere e coinvolgere altri coetanei” ci dice Giuseppe. La risposta dei lucani e dei turisti sta dando loro ragione. La “lucanità” del suino nero sembra essere la carta vincente per conquistare un mercato di consumatori alla crescente ricerca di garanzie per la salute.

“Professò che ne pensa?” chiede Giuseppe mentre Pietro porta in tavola la salsiccia appena affettata. “Il futuro del presente è nel passato. Il futuro del passato è il presente” risponde il professore Emilio Gambacorta, che intanto ci spiega perché l’università ha deciso di investire sul suino nero lucano, un tempo abitatore dei boschi e delle fattorie della Basilicata, poi soppiantato dalle razze maggiormente produttive. Grazie a un’attività di recupero della specie avviata da alcuni anni dal Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata, dall’Università degli Studi della Basilicata, dall’Alsia (Agenzia lucana di Sviluppo e di innovazione in Agricoltura), dalla Associazione allevatori e dalla Comunità Montana Medio Basento, adesso il suino nero sta riprendendo la sua rivincita. Quella del suino nero è una delle esperienze lucane virtuose di innovazione nate grazie al dialogo tra mondo della ricerca, enti di sviluppo territoriale e imprenditori.

Nella braceria si rinnovano anche antiche tradizioni culinarie locali. Agli ospiti viene servito il “sartacinieddo”, la carne fresca che si usava saltare in padella per assaggiare l’impasto dei salumi, quando prepararli “era una festa che durava per giorni, alla quale partecipavano tutte le donne della famiglia e le amiche” ci racconta Pietro mentre impasta a mano la carne per la preparazione della salsiccia.

La storia di Fuoco Divino dimostra che l’agricoltura lucana può essere un crocevia di nuove tendenze culturali ed economiche, un terreno di sperimentazione per i giovani che hanno riallacciato un legame con il territorio, spesso vissuto anche in chiave di tutela e rispetto dei valori locali.