Antonio Infantino

ANTONIO INFANTINO

MUSICISTA, POETA E ARTISTA

Antonio Infantino

"Oggi parti e vai ruotando intorno al mondo ed a te stesso in un clima forsennato di tarantolati, di moto circolare in un ritmo sempre più vorticoso in cui, come comete che escono da un’orbita ed entrano in un’altra, affiorano memorie del passato e visioni del futuro"

 

Qual è il Suo legame con la Basilicata e con la ruralità?

Oggi parti e vai ruotando intorno al mondo ed a te stesso in un clima forsennato di tarantolati, di moto circolare in un ritmo sempre più vorticoso in cui, come comete che escono da un’orbita ed entrano in un’altra, affiorano memorie del passato e visioni del futuro”. Nonostante il continuo peregrinare in diverse parti del mondo, il mio legame con Tricarico, che rappresenta la mia infanzia, il profondo attaccamento ai valori ed alle sonorità della vita tradizionale e rurale, e con la Basilicata è indissolubile. Memorie affiorano e mi ricordano di un territorio dedito, per conformazione orografica e geologica, all’allevamento di bestiami in transumanza: “Qui non ci sono né treni né barche, c’erano le vacche in transumanza ed i pellegrini che venivano e andavano lontano”. 60 anni fa e più, quando ero ragazzino, vedevo passare lungo la strada migliaia di capi di bestiame in transumanza che durava giorni e giorni. I mandriani dicevano che quando la testa della mandria era a Metaponto, la coda era a Tricarico. Oggi osservo i paesaggi e, da architetto, comprendo subito la realtà che caratterizza ogni posto, cercando di vedere quello che c’è e come si può trasformare. Molte volte, infatti, una verità te la rivela più il contesto che la cosa in sé. Non è questione di vecchio o di nuovo: questo è un concetto temporale relativo. Il mondo ci sta insegnando che non c’è il prima e il dopo perché tutt’oggi molti contesti territoriali sono rimasti ancorati ad usanze e riti ancestrali. Il problema è un altro: occorre fare delle scelte e affinare la capacità di capire la natura, di osservarla e, da quello che è la natura, individuare il risultato migliore che si può ottenere. Seguendo questa traccia la Basilicata non può essere altro che quello che è: bisogna recuperare i saperi che fanno riferimento ad un territorio e partendo da questi scoprire cosa questo territorio può offrire in modo eccellente. Ma bisogna anche sperimentare perché la terra può produrre quello che prima non produceva.

 

In che modo le tradizioni e il mondo rurale lucano hanno influenzato la Sua musica?

La conservazione e la trasmissione delle tradizioni popolari, specifiche configurazioni culturali che attraversano le generazioni, sono centrali nella mia musica. Le mie canzoni degli anni 70 sintetizzavano, in modo irriverente verso le tradizioni folkloriche e pseudo-popolari, il mondo agricolo-pastorale, teatro delle lotte contadine degli anni 50, ed il suo bisogno di cambiamento reale per uscire dalla miseria, sia fisica che psichica, esaltando in un clima euforico e sfrenato di tarantolati l’istinto e l’energia vitale che ci spinge al rinnovamento e al nuovo. Il legame con le tradizioni autentiche e antichissime della Lucania e gli studi sociali, storici e filosofici hanno trovato il loro coronamento nella costituzione dei "Tarantolati di Tricarico” nati non come un gruppo musicale ma come una scuola culturale e musicale nella quale si sono avvicendati, nel corso degli anni, un centinaio di musicisti per interpretare, rivivere, danzare il mondo interiore della taranta. Abbiamo portato alle estreme conseguenze sonorità e vocalismo della mia terra d’origine, rielaborando filastrocche e giochi infantili con l’utilizzo di strumenti elettrici e moderni che riproducono suoni di strumenti antichi, ruotando e facendo esplodere, ritmicamente, freneticamente, suono, colore, armonia.

 

La Sua cultura lucana nell’alimentazione l’ha seguita nei suoi continui spostamenti in giro per il mondo?

Certo. Ci sono dei piatti inscindibilmente connessi con la nostra identità, fatta di ricordi, di profumi. Nel mio caso ciò che evoca la mia infanzia e le mie origini lucane sono le” alici arraganate” che ho imparato a cucinare da mio nonno. Non essendoci il mare a Tricarico quel piatto, prediletto da molti perché le alici costavano poco, era una assoluta novità. È una ricetta suggestiva che ricorda e racconta la mia infanzia con ingredienti poveri, come alici, olio, origano e aglio, ma dai sapori intensi. Io mi mettevo vicino a lui quando le cucinava e apprendevo i suoi insegnamenti come quello di non aggiungere l’acqua agli alimenti come verdure, pesce perché dovevano cacciarla loro per non perdere le proprietà nutritive e vitaminiche.

 

Biografia

Antonio Infantino, musicista, poeta e artista italiano, nasce a  Sabaudia, il 6 aprile 1944, e vive e cresce a Tricarico (MT). Inizia la sua attività artistica con le prime esibizioni dal vivo nel 1966, al Folkstudio di Roma e al Nebbia Club di Milano dove lo ascoltano Giangiacomo Feltrinelli e Fernada Pivano che lo invitano a pubblicare, nello stesso anno, un libretto di poesie dal titolo "I denti cariati e la patria". Nel 1968 registra il primo 33 giri, “Ho la criniera da leone (perciò attenzione)”, con dodici brani inediti, e collabora con Dario Fo e Franca Rame nello spettacolo “Ci ragiono e canto n. 2”, componendo e interpretando con Enzo Del Re i brani “Avola” e “Povera gente”. Nel 1975 fonda il gruppo dei Tarantolati di Tricarico con i quali incide tre dischi: I Tarantolati, La morte bianca, Follie del Divino Spirito Santo tutti per la Fonit Cetra. Tra i maggiori successi: “La Gatta Mammona”, eseguita poi, nel 1997, anche col gruppo 99 Posse, e la canzone “Avola”. Nel 1978 pubblica un documentario sonoro “La tarantola va in Brasile” dove si trasferisce per un periodo dedicandosi alla ricerca al fianco di artisti quali Toquinho e altri musicisti del giro di Milton Nascimento. Nel 1983 torna a collaborare con Dario Fo musicando il suo Arlecchino in occasione della Biennale del Teatro di Venezia. Tra l'84 e l'89 compone musiche per il cinema e si dedica alla pittura, indagando sui rapporti tra musica e colore pittorico, ricevendo la laurea honoris causa dall'Accademia Reale Belga di Letteratura, Scienze e Belle Arti. Durante i numerosi tour inizia la composizione di Tara’n’Trance, un evento speciale che collega arti visive, musica, teatro e danza, con il quale nel 2000 chiude ufficialmente il Carnevale di Venezia in Piazza San Marco e partecipa nel 2003 alla Biennale delle Arti di Venezia che lo vedrà ospite anche nel 2004 e nel 2009. Attualmente porta in un scena il progetto RollOver Faciti Rota.